La Bulgaria volta pagina. A dominare le elezioni parlamentari del 19 aprile 2026 è stato Rumen Radev, ex presidente della Repubblica bulgara, che con la sua formazione Progressive Bulgaria ha ottenuto una vittoria ampia e politicamente pesante, chiudendo con circa il 44,6%-44,7% dei voti e conquistando la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea nazionale.
Si tratta di un risultato che rompe gli equilibri degli ultimi anni. Dopo una lunga stagione di instabilità, governi fragili e ripetute tornate elettorali, il voto consegna infatti a un solo leader una forza parlamentare che in Bulgaria non si vedeva da tempo, in un paese arrivato alla sua ottava elezione generale in cinque anni.
Radev, 62 anni, aveva lasciato la presidenza a Gennaio per lanciarsi direttamente nella competizione politica con un progetto nuovo, costruito in pochi mesi ma capace di intercettare una parte ampia dell’elettorato. In campagna elettorale ha insistito soprattutto su due temi: la lotta alla corruzione e la necessità di superare quello che ha definito un sistema di governo dominato da interessi oligarchici e logiche di potere ormai logorate.

La sua vittoria, però, non è letta solo in chiave interna. Radev è osservato con attenzione anche fuori dalla Bulgaria per le sue posizioni critiche verso alcune scelte dell’Unione europea e per il suo approccio più aperto a un riavvicinamento nei rapporti con Mosca. Durante la sua esperienza da presidente si era già distinto per le critiche alle sanzioni contro la Russia e per la contrarietà all’invio di aiuti militari all’Ucraina, elementi che oggi contribuiscono ad alimentare il dibattito sul possibile orientamento del futuro governo bulgaro.
Allo stesso tempo, Radev ha cercato di presentarsi come un leader pragmatico più che ideologico. Nel discorso della vittoria ha parlato di una “Bulgaria forte in un’Europa forte”, sostenendo però che l’Europa abbia bisogno di più realismo, pensiero critico e risultati concreti, soprattutto sul piano della sicurezza e della competitività economica.
Dal punto di vista politico, il successo di Progressive Bulgaria ridimensiona in modo netto i partiti che hanno dominato la scena negli ultimi anni. La coalizione liberal-riformista PP-DB si è fermata molto indietro, mentre anche GERB dell’ex premier Boyko Borissov ha registrato un risultato ben inferiore rispetto al passato.
Per la Bulgaria si apre quindi una fase nuova. Da una parte, la netta affermazione di Radev potrebbe garantire quella stabilità che è mancata per anni; dall’altra, resta da capire in che modo il nuovo esecutivo tradurrà in pratica le promesse di cambiamento e quale sarà la postura di Sofia nei confronti dell’Unione europea, della guerra in Ucraina e dei delicati equilibri regionali.
Una cosa, però, appare già chiara: il voto del 19 aprile non rappresenta soltanto la vittoria personale di Rumen Radev, ma segna l’inizio di una nuova fase politica per la Bulgaria, destinata ad avere effetti non solo a Sofia, ma anche nel più ampio contesto europeo